
Andrea Salvi, nato a Venezia nel 1945, comincia a fotografare a 10 anni con una macchina di plastica per bambini, scambiando le stampe a contatto di un accondiscendente fotografo con degli albi di Topolino. Data l'estrema povertà di quegli anni, persegue la sua passione, autocostruendosi, con materiali tra i più disparati, gli indispensabili apparecchi di camera oscura. Più avanti nel tempo, socio del gruppo "El Cocal" del dopolavoro Montedison di P. Marghera, potrà usare una attrezzatura che gli permetterà di seguire la sua passione per le grandi istantanee, insomma e sempre riprendere le persone! Questo lavoro è un'eccezione, con l'uso della Rolleiflex in situazioni statiche, con soggetti inanimati in ripresa…e dato che il risultato è esattamente quello voluto, il capitolo si chiude. Altro parallelo lavoro di solarizzazione analogica è una ripresa in pieno sole, sulla diga dei murazzi con una modella e anche questo, raggiunto lo scopo prefissato, si chiude, non prima di ricevere un primo premio! Per un certo periodo presidente del Circolo fotografico "La Malcontenta", emanazione del neo nato quartiere e formato da giovani del luogo, continua a fotografare soprattutto il ballo e i ballerini. Una pausa di forza maggiore viene dal trasferimento per ragioni di lavoro a Cavallino Treporti, dove, più tardi, scoperta la tecnica digitale, si avvicina al locale Circolo Fotografico 200 iso diventandone il presidente nel 2008.
NOSTALGIA DELLA RUGGINE (Dirty corner)
Lavoro in analogico, costato molte fatiche ma rispondente in pieno alle intenzioni del tempo che erano di immaginare, come una specie di velo strizzato, tutto il complesso passato, assieme all'energia costata per costruire e far funzionare questi manufatti umani.
Riflessioni di questo tipo, affatto stravaganti in un ex operaio vissuto a lungo tra le ciclopiche masse metalliche dell'industria pesante di Porto Marghera, fecero parte della cultura industriale anni '80.
Non per drammatizzare il soggetto ma per far sostare lo sguardo il tempo ad interrompere il filo dei pensieri ed essere risucchiati dai ghirigori, dal segno forte, dai minutissimi particolari sino a perdersi per l'attimo sufficiente a non considerarli più dei pezzi di metallo ma…quello che queste macchine sono state e hanno rappresentato per l'uomo, finché sembri di scorgerne ancora la funzione, il movimento, l'aura che le circondava!
Solo un gioco teso a riflettere sulla potenza ma anche sulla noncuranza dell'uomo. Sulla sublime e raffinata tecnica messa in atto ma anche sulla suprema successiva indifferenza verso quelli che sono considerati "scarti" dalla nostra civiltà e che contengono ancora, invece, molta energia, molta tecnologia e molto "lavoro" in essi "cristallizzato".
Severina ha sempre fotografato per piacere, estemporaneamente, nelle gite e nei viaggi. Ha voluto partecipare al corso di tecniche digitali del 2008 perché la passione per la fotografia l'ha sempre, in qualche modo, accompagnata. Successivamente si è iscritta al ns. Circolo, partecipando intensamente alle varie attività.
CAPRICCIO
Questo "capriccio" o studio di nuvole è il suo primo tentativo fotografico coerente basato sul colore e sui luoghi del nostro territorio da lei molto amati.